Impronta digitale vs impronta analogica

La nuova dimensione della scansione dentale

Impronta digitale vs impronta analogica: la nuova dimensione della scansione dentale
22 Luglio 2022 Studio Inserra

L’impronta dell’arcata dentale

La rilevazione dell’impronta dell’arcata dentale è un momento spesso vissuto dai pazienti con timore a causa dei fastidi che comportava in passato, oggi però non tutti sanno che la procedura è completamente digitalizzata, grazie all’utilizzo dello scanner intraorale, ed è quindi totalmente diversa. Proviamo a mettere a confronto le due modalità ed evidenziare le principali differenze e gli ineguagliabili vantaggi dell’uso dello scanner intraorale.

Scanner intraorale per impronta digitale.

Cos’è uno scanner intraorale

Si tratta di uno strumento dotato di telecamere ad alta risoluzione che raccoglie in maniera istantanea una panoramica delle arcate dentarie, rilevando informazioni su forma e dimensione attraverso l’emissione di un fascio luminoso sulla superficie dei denti. Un software elabora poi le immagini raccolte e riproduce un modello 3D di bocca, denti e tessuti molli.

Basta inserire la punta dello scanner nel cavo orale e muoverla lungo l’arcata dentale per qualche minuto per ottenere un’impronta dentale digitale in maniera immediata e priva di alcun fastidio per il paziente.

Supporti per impronta tradizionale con pasta modellante.

L’impronta tradizionale

L’impronta tradizionale prevede, invece, l’inserimento di un calco con una pasta modellante che deve rimanere nel cavo orale da 4 a 10 minuti a seconda del tipo di pasta utilizzata, per solidificarsi e rilevare, in negativo, la forma dell’arcata dentaria.

È una procedura che comporta non pochi fastidi: dal senso di nausea e soffocamento nella fase di solidificazione, ai frequenti i conati di vomito e al sapore sgradevole, che permane anche dopo la rimozione della pasta modellante, per finire ai rischi di manifestazione di allergie ai materiali utilizzati.

Non di rado poi la rimozione dell’impronta può causare distacchi di corone protesiche, ponti ed otturazioni.
La precisione di questa tecnica non è sempre certa: dipende dai materiali utilizzati, dall’operatore che la realizza, dalla corrette solidificazione del materiale. Una serie di variabili difficili da quantificare.

Lo scanner digitale e il software di supporto.

L’impronta digitale

L’utilizzo dell’impronta digitale è stato sicuramente un passaggio rivoluzionario per l’odontoiatria degli ultimi tempi, in quanto migliora contemporaneamente il benessere del paziente, ma anche i tempi alla poltrona e di trattamento.

La rilevazione vera e propria dell’impronta dura un minuto o poco più. Lo scanner è insapore e non rilascia alcun materiale, eliminando totalmente i fastidi quali nausea e soffocamento, in quanto nessun componente entra in contatto con le mucose orali.

La precisione è di gran lunga superiore perché standardizzata e non dipendente dall’operatore.

Grazie al modello che lo scanner digitale genera al computer si possono pianificare interventi chirurgici, protesici e ortodontici, realizzarne i dispositivi necessari, visualizzare le ipotesi di risultato da ottenere, il tutto in tempi strettissimi. Il file generato dalla scansione è, inoltre, archiviabile a tempo indeterminato e quindi sempre utilizzabile.

Un dato poi rilevante è per noi quello ecologico, ovvero la totale assenza di materiale di scarto, a differenza di quanto avviene con l’impronta tradizionale, la cui pasta una volta utilizzata necessita di uno specifico smaltimento nei rifiuti speciali.

Nel nostro studio ormai quasi sempre lo scanner sostituisce il calco dei denti tradizionale per tutti i trattamenti in cui è necessaria la modellazione e la realizzazione di restauri protesici, quali corone, protesi fisse (parziali o complete), ma anche di apparecchi ortodontici e allineatori trasparenti.

Oltre alla ridotta invasività e gli strettissimi tempi, la precisione dell’impronta e quello che ci permette di fare la sua visualizzazione in 3D in termini di progettazione e visualizzazione dei risultati, scegliere di utilizzare tecnologie di questo tipo ha per noi il principale e irrinunciabile obiettivo di far vivere al paziente un’esperienza di cura confortevole, veloce e il meno invasiva possibile.